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Un caso di pemfigo eritematoso in un cane

Data caso clinico: 1 Ottobre 2003
Autori:

Stefano Lodovichetti
Paolo Vigiani

Introduzione del caso clinico:

Tra le malattie cutanee autoimmuni il pemfigo foliaceo (PF), il lupus eritematoso discoide (LED) e il pemfigo eritematoso sono le malattie di più frequente riscontro nel cane. Il PE presenta sia clinicamente che istologicamente caratteristiche in comune sia al PF che al LED. Le lesioni cliniche si manifestano su muso (dorso del naso e perioculare), orecchie e zampe ed istologicamente sono rilevabili sia pustole intraepiteliali con cellule acantolitiche (lesione tipica del pemfigo) che una dermatite dell’interfaccia con degenerazione idropica e apoptosi dei cheratinociti basali (lesione tipica del LED).

Caso clinico:

Il cane, Terranova, femmina di 7 anni, presentava da quattro mesi una patologia cutanea iniziata con lesioni crostose a livello del tartufo, delle regioni nasale e perioculare e solo successivamente estesasi anche a livello degli arti. Il proprietario riferiva che una terapia a base di antibiotici per via sistemica era risultata del tutto inefficace mentre la somministrazione di prednisolone alla dose di 2 mg/Kg BID aveva determinato un notevole miglioramento delle lesioni. La riduzione della dose a 1 mg/Kg BID aveva avuto come esito la recrudescenza e l’aggravamento delle lesioni. Alla visita clinica le condizioni generali dell’animale erano nella norma. All’esame dermatologico si osservava depigmentazione del tartufo e nella zona dorsale della regione nasale, una dermatite pustolosa/crostosa e piccole aree di erosione, oltre ad evidente alopecia (Fig.1). Lesioni analoghe, anche se di minore gravità, potevano essere osservate in entrambe le regioni perioculari ed in particolare a livello delle palpebre superiori (Fig.2). Infine anche gli arti presentano un quadro caratterizzato da dermatite con pustole ben evidenti, alcune delle quali esitate in ulcere, squame cornee e alopecia (Fig.3)

Accertamenti diagnostici clinico:

I raschiati cutanei e il tricogramma risultavano negativi per la ricerca di ectoparassiti. Dall’esame citologico delle croste si rilevavano granulociti neutrofili con rari cocchi intracellulari e rare cellule acantolitiche. Poiché la terapia cortisonica era già stata sospesa da almeno 20 giorni venivano eseguite biopsie cutanee da dorso del naso ed arti. All’esame istopatologico si rilevavano iperplasia dell’epidermide con ipercheratosi ortocheratosica e numerose croste sierocellulari neutrofiliche. In una delle biopsie erano presenti piccole pustole intraepidermiche subcorneali in cui, oltre ai granulociti neutrofili erano presenti rare cellule acantolitiche. In entrambe le biopsie era osservabile una dermatite dell’interfaccia caratterizzata da un modesto infiltrato a banda di linfociti, plasmacellule e melanofagi; si notavano scarsi fenomeni di vacuolizzazione dell’epitelio basale (degenerazione idropica) ed alcune cellule basali apoptotiche. Il quadro osservato risultava compatibile con pemfigo eritematoso.

Evoluzione clinica:

E’ stata (quindi) impostata una terapia a base di prednisone a dose immunosoppressiva (2 mg/Kg BID). Trascorsi tre giorni dall’ inizio della terapia immunosoppressiva è stato possibile osservare cute rosea, assenza di eritema e essiccamento delle croste con tendenza naturale al distacco. Ulteriori miglioramenti sono stati osservati rispettivamente dopo 7 e 14 giorni dall’ inizio della terapia con quasi completa restitutio ad integrum dei tessuti (figura 9, 10 e 11). Dopo cinque mesi dall’inizio della terapia si decideva di ridurre il dosaggio del prednisone 1 mg/Kg SID con buoni risultati. Il tentativo successivo di ridurre ulteriormente il dosaggio del prednisone determinava inevitabilmente ricadute. A distanza di 20 mesi dall’inizio della terapia la dose di 1 mg/Kg SID di prednisone si è rivelata sufficiente al mantenimento del risultato ottenuto.

Conclusioni:

Alcuni autori considerano il PE una forma localizzata fotosensibile di PF, nel cane però è anche presente una dermatite dell’interfaccia simile a quella descritta per il LED. Recentemente questo tipo di flogosi viene ritenuto un modello di risposta non specifico comune a molte dermatosi nasali. Sono descritti comunque casi in cui sono stati rilevati ANA nel siero e deposito di Ig sia a livello intercellulare tra i cheratinociti che a livello di membrana basale.

Bibliografia:

cane e del gatto. Ed. italiana a cura di A. Fondati, ed. UTET, Torino, p 114. – Scott D. W., Miller W.H., Griffin C.E. Muller & Kirk’s Small Animal Dermatology, 6th Ed WB Saunders Co, Philadelphia, 2001.

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