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Linfoma epiteliotropo in un gatto

Data caso clinico: 9 Dicembre 2019
Autori: Margherita Orlandi, Orazio Crespo, Lorenza Chiodo, Laura Marconato
Introduzione del caso clinico:

I linfomi cutanei nel gatto originano dalla linea B e T, questi ultimi sono a loro volta classificati come epiteliotropi e non epiteliotropi. Per quanto riguarda il linfoma epiteliotropo, anche detto micosi fungoide per le caratteristiche lesioni macroscopiche, si tratta di una neoplasia nella quale i linfociti T manifestano epidermotropismo e/o follicolotropismo; la neoplasia è rara nel gatto e  si sviluppa in animali anziani, senza predisposizione di razza o sesso. Non è stata studiata ancora una possibile correlazione con positività alla leucemia felina (FeLV).  Le lesioni cliniche sono caratterizzate da placche alopeciche, eritematose, singole o multiple di forma circolare, con scaglie, raramente associate a prurito.

Poiché si tratta di una malattia progressiva con sviluppo di formazioni cutanee multicentriche e possibile coinvolgimento sistemico, la prognosi, come riportato in letteratura, varia tra 1 e 6 mesi. E’ possibile prolungare l’aspettativa di vita con terapia combinata di chemioterapici, retinoidi e mecloretamina topica anche se i dati in letteratura sono pochi.

Caso clinico: Un gatto comune europeo a pelo corto, maschio castrato di 14 anni di età e di 5 kg viene portato in visita per un problema dermatologico. Il gatto vive a contatto con altri animali (cani, gatti e cavallo) ed è alimentato con dieta renal per pregresso problema di calcolosi vescicale. Il proprietario riferisce che le lesioni si sono sviluppate rapidamente, nell’arco di una settimana. Alla visita clinica l’esame obiettivo generale risulta nella norma mentre l’esame dermatologico evidenzia la presenza di placche circolari, alopeciche ed eritematose, erose ed ulcerate, del diametro di 2-3 cm in zona sotto orbitale, sul braccio e sul torace laterale (figura 1,2,3) Le lesioni non sono pruriginose.
Accertamenti diagnostici clinico: Si procede con un esame citologico per apposizione delle lesioni, che risulta non diagnostico. Successivamente, dopo aver effettuato anestesia generale, causa temperamento aggressivo del gatto, si procede con citologia per agoinfissione. Il preparato mostra un’elevata cellularità, è composto da linfociti atipici con elevato rapporto N/C, la diagnosi risulta pertanto compatibile con neoplasia a cellule rotonde, un linfoma cutaneo (figura 4). Nell’arco di pochi giorni viene programmata l’esecuzione di una biopsia escissionale del nodulo sul torace per conferma istopatologica. All’istologia il campione presenta una popolazione densa di linfociti neoplastici a livello dermico che sostituisce molti degli annessi con caratteristiche morfologiche cellulari variabili, con elementi a volte piccoli e ben differenziati fino a cellule grandi e di aspetto linfoide/istiocitario; alla periferia della lesione infiltrativa si osservano piccoli nidi intraepidermici di cellule di aspetto linfoide (epiteliotropismo)(figura 5,6,7). Per escludere coinvolgimento sistemico viene effettuata una citologia del linfonodo, che presenta aspetti di iperplasia. Per definire l’immunofentotipo della neoplasia vengono eseguite indagini di immunoistochimica con marker CD3 e CD20; la popolazione neoplastica risulta positiva al marker CD3, confermando l’origine T del linfoma (figura 8). Nell’attesa dei risultati di istopatologia e immunoistochimica, a una settimana dall’esordio delle lesioni, il gatto sviluppa numerosi altri noduli, tutti con gli stessi aspetti clinici già descritti al primo esordio, sul collo, spalla, tronco, addome, coscia e coda (figura 9,10,11,12).
Evoluzione clinica: Per la presentazione clinica multicentrica la terapia chirurgica e radioterapica non vengono prese in considerazione e viene iniziata una terapia a base di lomustina. Prima di ogni somministrazione, l’animale viene sottoposto ad esami ematologici per la valutazione della conta leucocitaria, poiché l’assunzione di tale farmaco può causare mielosoppressione (in particolar modo granulocitopenia e piastrinopenia). Per evitare la contaminazione ad altri animali ma soprattutto dei proprietari, considerato che il farmaco viene eliminato per via renale, dopo l’attenta somministrazione previo utilizzo di guanti, l’animale viene tenuto per 48 ore in isolamento e con una lettiera diversa dagli altri gatti presenti in casa. Lo smaltimento delle deiezioni viene eseguito con cautela dopo le 48h. Dopo la prima somministrazione, a distanza di 3-4 giorni, le lesioni sono iniziate a regredire (lesioni di dimensioni più piccole e ricoperte da croste)(figura 13,14,15); al controllo ematologico per poter procedere con la seconda somministrazione del farmaco si riscontra granulocitopenia. Dopo un breve ciclo di antibiotico, una volta osservata la normalizzazione del numero di granulociti si continua con la terapia. La stessa situazione si verifica allo scadere del mese per tutti i cicli di chemioterapia eseguiti e le lesioni rimagono stabili per circa 5 mesi. Dopo 6 mesi di terapia e prima della somministrazione di un altro ciclo di lomustina, agli esami ematologici di controllo si osserva grave granulocitopenia che non tende a risolversi nonostante la terapia. Le lesioni recidivanti sono prevalentemente localizzate a livello facciale, impedendo all’animale di nutrirsi, assumere farmaci via orale e di avere una buona qualità di vita (figura 16,17,18). La terapia alternativa con talidomide (farmaco con attività teratogena) viene rifiutata dai proprietari che optano per l’eutanasia.
Conclusioni: Il linfoma epiteliotropo nel gatto è caratterizzato da una rapida insorgenza e progressione; una diagnosi rapida consente di instaurare prontamente la terapia che garantisce una buona qualità di vita, con remissione dei segni clinici variabile ma che solitamente si attesta sui 6 mesi. Le principali diagnosi differenziali per lesioni multifocali con le caratteristiche cliniche descritte in questo caso sono le malattie infettive (funghi e micobatteri), placche eosinofiliche e neoplasie (linfoma cutaneo, mastocitoma e istiocitosi progressiva). L’esame citologico ha permesso di diagnosticare in tempi brevi il linfoma e successivamente l’istologia e l’immunoistochimica hanno confermato la diagnosi e determinato l’immunofenotipo T della neoplasia. Il protocollo chemioterapico instaurato, che si caratterizza per una somministrazione mensile del farmaco, ha permesso una facile gestione della malattia da parte dei proprietari, con una buona qualità di vita del gatto, nonostante gli episodi di granulocitopenia.
Bibliografia: Fontaine J, Heimann M, Day MJ. Cutaneous epitheliotropic T-cell lymphoma in the cat: a review of the literature and five new cases. Vet Dermatol 2011, 22:454-61. Rook KA. Canine and Feline Cutaneous Epitheliotropic Lymphoma and Cutaneous Lymphocytosis. Vet Clin Small Anim 2018, 49:67–81 Komori S, Nakamura S, Takashi K, Tagawa M. Use of lomustine to treat cutaneous nonepitheliotropic lymphoma in a cat. J Am Vet Med Assoc 2005, 226: 237-239
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