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Criptococcosi in un gatto

Data caso clinico: 24 Marzo 2014
Autori:

Chiara Noli

Introduzione del caso clinico:

La criptococcosi, o blastomicosi europea, è una malattia micotica sporadica a diffusione mondiale, non zoonotica e non contagiosa. Questa patologia è la più comune micosi sistemica del gatto, ma è descritta anche in cani, cavalli, bovini, uomo e molte altre specie. La patologia è sostenuta da Cryptococcus neoformans, fungo formato da un corpo di circa 4-8 µm di diametro, una capsula polisaccaridica che varia da 1 a 30 µm di spessore, e una caratteristica gemmazione unipolare a base stretta, che permette di differenziarlo da Blastomyces (gemmazione unipolare a base larga). L’infezione è spesso acquisita per inalazione, con conseguente patologia nasale, e successiva disseminazione ematogena a cervello, occhi, linfonodi, cute e altri organi. E’ stata anche descritta la possibilità di inoculazione cutanea diretta. La maggior parte delle infezioni si manifesta con patologie respiratorie croniche e scolo muco purulento o sieroso, altre comuni presentazioni includono noduli cutanei, patologie neurologiche, panoftalmiti e polmoniti. La diagnosi è solitamente basata sull’identificazione di Cryptococcus nei preparati citologici o istologici. La sua spessa capsula è caratteristica essendo l’unico fungo patogeno a possederla, e l’identificazione è facilmente evidenziabile mediante colorazione con mucicarminio.

Caso clinico:

Il caso si riferisce ad un gatto randagio di colonia, femmina intera di 6 mesi di età e 2kg di peso. Da qualche tempo sono state notate lesioni sul muso, ma non sono state eseguite terapie. L’animale viene portato a visita e all’esame obiettivo generale il gatto si presenta in buono stato di nutrizione, con grandi funzioni organiche conservate e temperatura di 39.5°C. Si riscontra lieve linfadenopatia sottomandibolare e poplitea. All’esame dermatologico si osservano lesioni nodulari in parte ulcerate sul muso, localizzate sulle rime palpebrali e la regione pre-auricolare destra (foto 1). Sono inoltre presenti lesioni crostose tondeggianti disseminate in tutto il corpo (foto 2), compresa la zona perianale e vulvare (foto 3). All’asportazione delle croste esitano ulcere crateriformi da cui geme un essudato purulento (foto 4). Il quadro clinico è pertanto caratterizzato da lesioni nodulari ulcerate sul muso, lesioni ulcerative crateriformi purulente sul resto del corpo, linfadenopatia e leggera ipertermia. Le diagnosi differenziali per le lesioni nodulari sul muso comprendono infezioni da batteri atipici infezioni micotiche (es.criptococcosi), lesioni del CGE e meno probabilmente per l’età del gatto, lesioni tumorali. Per le lesioni ulcerative crateriformi presenti sul corpo le diagnosi differenziali prese in considerazione sono state le vasculiti e le infezioni batteriche (micobatteriosi atipiche o S. aureus) o micosi profonde (criptococcosi, sporotricosi).

Accertamenti diagnostici clinico:

Il gatto è stato posto in anestesia e si è proceduto ai seguenti esami collaterali dermatologici: 1- preparati citologici dal pus; 2- esame batteriologico e antibiogramma dall’essudato; 3-esame colturale fungino per la ricerca di micosi profonde dall’essudato e 4- prelievo di numerose biopsie cutanee. Si è anche provveduto ad un prelievo ematico per la valutazione della FIV e della FeLV con risultato negativo per entrambe. Nel preparato citologico per apposizione si sono osservati granulociti neutrofili, numerosi batteri coccacei intra- ed extracellulari e numerosi corpi unicellulari di lieviti rivestiti da capsula acromatica (foto 5). E’ stata dunque emessa una diagnosi di sospetta criptococcosi. Con l’esame colturale batteriologico è stato isolato S.pseudointermedius sensibile a tutti gli antibiotici, è stata impostata una terapia antibiotica con cefalessina 30 mg/kg BID per os per un mese. Con l’esame colturale fungino su Sabouraud si sono ottenute colonie chiare, dall’aspetto lucido e mucoso (foto 6), che all’esame microscopico sono risultate essere formate da lieviti tondeggianti con gemmazione a base stretta tipica dei criptococchi. L’esame istologico delle biopsie ha permesso di confermare la diagnosi di criptococcosi per la presenza di una dermatite granulomatosa da nodulare a diffusa con sparsi macrofagi, aree di suppurazione e necrosi e numerosissimi lieviti circondati da uno spesso alone acromatico. La presenza di numerosi lieviti e dell’alone acromatico conferisce al preparato istologico un aspetto spugnoso (foto 7 e 8).

Evoluzione clinica:

Dopo una settimana di terapia antibiotica le lesioni apparivano leggermene migliorate e l’ipertermia e la linfoadenopatia diminuite, forse espressione dell’infezione batterica complicante. E’ stata dunque iniziata una terapia con itraconazolo a 10mg/kg die per os sino a due mesi oltre la completa risoluzione delle lesioni.

Conclusioni:

I casi clinici di infezione da Cryptococcus neoformans sono piuttosto rari e solo una piccola parte dei soggetti infetti manifesta la malattia. Si sospetta che, come avviene per l’uomo, la malattia clinica si sviluppi solo in casi di mancata o insufficiente risposta infiammatoria, come in caso di soggetti malnutriti, terapie con corticosteroidi, o infezioni immunosoppressive. Nel gatto è possibile che soggetti FeLV e FIV-positivi siano predisposti, a causa della carenza dell’immunità cellulomediata, tuttavia, il nostro gatto non risultava positivo per queste malattie. Le lesioni caratteristiche della criptococcosi cutanea sono rappresentate da noduli duri sul margine del tartufo, sulle narici, in corrispondenza del labbro superiore e sulle aree laterali della testa. Lesioni cutanee in altre parti del corpo, conseguenza di disseminazione ematica del lievito, sono più rare e sono soprattutto sottocutanee. Nel nostro gatto entrambi i tipi di lesioni erano presenti. Con l’esame citologico dell’essudato si possono osservare i lieviti capsulati sia liberi sia in sede intracellulare nei macrofagi. Con l’esame istologico dei tessuti si riconosce facilmente l’infezione, grazie all’aspetto spugnoso e cistico dei tessuti affetti. La reazione infiammatoria è di carattere (pio)granulomatoso. Test serologici per la ricerca di anticorpi hanno uso limitato. Il test per la ricerca degli antigeni Latex Cryptococcal Antigen Test (LCAT) riconosce gli antigeni polisaccaridici della capsula nel siero, nelle urine o nel liquido cefalorachidiano, e i titoli rispecchiano il corso dell’infezione. Questo test è particolarmente indicato per il monitoraggio della terapia e per la determinazione della guarigione. La terapia si basa per i casi più gravi sull’amfotericina B e sulla 5-flucitosina. In alternativa l’itraconazolo e il chetoconazolo sono efficaci. Per le infezioni oculari o del sistema nervoso centrale è indicato il fluconazolo, poiché è l’unico imidazolico idrosolubile. La terapia va proseguita per molti mesi, sino a 60 giorni dopo la completa guarigione clinica. La prognosi per la criprococcosi nasale e cutanea è buona, quella per la forma cerebrale è riservata o infausta. Le recidive sono frequenti.

Bibliografia:

Maxie et al. Jubb Kennedy and Palmer’ s Pathology of Domestic Animals, Elsevier-Saunders, 2007. Miller WH, Griffin CE, Campbell KL. Muller & Kirk’s Small Animal Dermatology, Saunders-Elsevier, St Louis; 7th Edition, 2013, pp: 262-264.

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